Io dipingo perchè mi piacciono i colori. Non quelli dei grandi pittori, quelli astratti della teoria. A me piacciono le matite, i pastelli, i pennarelli, i tubetti, i godet, i vasetti, gli inchiostri, le tempere a dita, la cera, l'olio, persino le cartucce delle penne stilografiche.
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Tutto è legato alla mia infanzia, a
quando ho avuto la mia prima scatola di Caran D’Ache, all’asilo delle
Orsoline. Su ogni matita mio padre aveva praticato un’incisione nel legno e
aveva scritto il mio cognome. Conservo ancora un mozzicone del blu e un bel
pezzo del bianco, più temperato che usato. All’inizio non volevo usarle, non
volevo che si consumassero, che i colori perdessero le magiche posizioni
dell’arcobaleno nel contenitore di metallo, ma poi tenerle in mano e sentirne
la pressione della punta sul foglio fu irresistibile.
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