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Solo pochi anni fa, durante un corso di acquarello
presso la Comuna Baires a Milano, ho messo per la prima volta le mani in
pasta.
Claudio, il maestro di pittura che ci ha aperto le finestre insegnando
‘poco’, solo a seguire le emozioni mischiando la volontà al caso,
ha prestato una sua lezione a Teresa, ed ecco la creta le cose che ti
nascono tra le mani e tu le aiuti a prendere forma – è stato un colpo
di fulmine, la terra morbida e soda che accoglie le tue spinte e ti
avvolge le dita, mettere e togliere..
Poi una sera su una collina davanti alla pianura ho visto uscire dal
forno un pezzo di terra incandescente sembrava si potesse guardarci
attraverso, posandolo sulla segatura sprigionava fiamme, la cottura Raku
i colori fanno lampi e sfumature la cristallina si spacca in crepe –
di nuovo il gesto s’arrende alla sorpresa.
Ho iniziato scrivendo poesie, poi l’impulso a mettere giù le immagini
senza tradurle in parole, poi ancora a plasmare le forme
sembra un cammino all’indietro verso le origini, togliere man mano i
filtri se fosse così imparerò a cantare, ma non credo ai percorsi
mi
dispiace che le forme non volano, spero si veda lo sforzo che fanno.
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